Storia della norma 230 IAAF

La regola 230, così come la conosciamo oggi ha subito numerose modificazioni nel corso del tempo. Benchè le ultime versioni siano note a diversi addetti del settore, è probabile che le origini e le primissime versioni delle regole che hanno definito la marcia nel tempo siano ancora poco conosciute ai più. In quest’ottica ecco qui sotto una storia sintetica della marcia dalle origini della norma fino ai giorni nostri.
Già nel 1862, Charles Westhall, affermato milers e pedestrian scrisse: “…non tanto per colpa dei marciatori, quanto per l’incapacità o la mancanza di coraggio di un giudice o arbitro di fermare colui che per desiderio di fama o voglia di fare soldi, potrebbe oltrepassare il limite tra il camminare e il correre…” (not so much from the fault of the pedestrians as from the inability or want of courage of the judge or referee to stop the man who, in his eagerness for fame or determination to gain money anyhow, may trespass upon fair walking and run).
Aggiunse anche come indicazioni di stile e regolamento che: “Per essere un marciatore corretto, questi dovrebbe tenere un atteggiamento verticale o quasi in modo da tenere le spalle ben dietro. Le braccia piegate e incrociate sul petto in coordinazione con le gambe. I reni rilassati per dare libertà alle anche con la gamba perfettamente distesa a ruotare dal bacino direttamente verso la parte frontale del corpo in modo da consentire prima di ogni altra parte, il contatto al suolo con il tallone. (To be a good and fair walker, the attitude should be upright or nearly so, with the shoulders well back, and the arms when in motion held well up in a bent position, and at every stride swinging with the movement of the legs well across the chest, which should be well thrown out. The loins should be slack to give plenty of freedom to the hips, and the leg perfectly straight, thrown out from the hip boldly and directly in front of the body, and allowed to reach the ground with the heel being decidedly the first portion of the foot to meet it.)

La marcia moderna (pedstrianism) la si può datare al 1866 quando si tiene la prima gara ufficiale (English amateur walking championship) su una distanza breve (7 miglia, circa 11km).
Paradossalmente, solo nel 1880 con la nascita della Amateur Athletic Association in Inghilterra e con il primo, inaugurale meeting di atletica dell’Associazione, si arrivò a conferire in esclusiva la possibilità di ammonire e squalificare ai soli giudici. Delle 16 regole totali dedicate a distanze, pesi e misure dell’atletica, emanate a quel tempo, la regola 14 recitava che “Nelle gare di marcia ammonizioni e squalifiche vanno lasciate alla discrezione dei giudici” (In Walking Races, cautions and disqualifications to be left to the discretion of of the judges.). Mentre le regola 15 affermava che “La decisione dei giudici in ogni competizione è definitiva” (The decision of the Judges in each competition to be final.).

Il nuovissimo continente fu all’avanguardia a livello di normativa di marcia per cui già dal 1900 in occasione del primo congresso di Atletica ad Auckland, A.O. Barrett e R.H. Croll definirono:
1. Che il marciatore deve essere a contatto con un piede durante il passo e con entrambi i piedi alla fine di esso. (That a racing walker must have contact with the ground with one foot during a stride, and with both feet at the end of a stride.)
2. Che il tallone del piede davanti deve toccare terra prima che il piede dietro lasci il suolo. (That the heel of the front foot must touch the ground before the back foot leaves it.)
3. Che come il tallone del piede davanti tocca il terreno, la gamba non deve essere piegata ma con il ginocchio teso. (That as the heel of the front foot touches the ground the leg must not be bent, its knee must be locked.)
4. Che il corpo e la testa devono essere in posizione verticale. (That the body and head must be kept upright.)

Con la nascita della Federazione Mondiale di Atletica Leggera nel 1926 arriva la prima norma ufficiale che nel 1928 recita: “La marcia è una progressione di passi tale, che necessita che si mantenga un contatto continuo con il suolo.” (”Walking is progression by steps so taken that unbroken contact with the ground is maintained.”)

Nel 1949 la norma venne modificata così: “La marcia è una progressione di passi tale, che necessita che si mantenga un contatto continuo con il suolo. Ad ogni passo il piede avanzante del marciatore deve prendere contatto a terra prima che il piede posteriore abbia lasciato il suolo” (Walking is progression by steps so taken that unbroken contact with the ground is maintained. At each step, the advancing foot of the walker must make contact with the ground before the rear foot leaves the ground.)

Successivamente in occasione delle Olimpiadi di Melbourne del 1956 la regola fu divisa in due parti e si introdusse un primo concetto del bloccaggio. Questa la norma:
1. La marcia è una progressione di passi tale che viene sempre mantenuto il contatto con il suolo. (Walking is progression by steps so taken that unbroken contact with the ground is maintained.)
2. I giudici di marcia devono fare attenzione che il piede avanzante prenda contatto col terreno prima che il piede dietro abbia lasciato il suolo. In particolare che durante ogni passo in cui un piede è a terra la gamba dovrebbe essere tesa (non piegata al ginocchio) almeno per un momento. (Judges of walking must be careful to observe that the advancing foot of the walker must make contact with the ground before the rear foot leaves the ground, and in particular, that during the period of each step in which a foot is on the ground, the leg shall be straightened (i.e. not bent at the knee) at least for one moment.)

Nel 1972 a seguito del continuo incremento delle velocità di gara, si rese necessaria una nuova modifica della regola precisando che il bloccaggio doveva essere presente almeno quando la gamba si trovava sulla verticale. L’idea fu buona ma l’applicazione pratica non fu così semplice e non fece che alimentare le polemiche nel mondo della marcia e tra le varie scuole di marcia nel mondo.
La regola del 1972 recitava che “la Marcia è una progressione di passi tale che venga sempre mantenuto il contatto con il suolo. Ad ogni passo, il piede avanzante deve prendere contatto col terreno prima che il piede dietro abbia lasciato il suolo. Durante ogni passo, quando il piede è a terra la gamba deve essere distesa (non piegata al ginocchio) almeno per un momento e in particolare, la gamba di sostegno deve essere tesa quando si trova in posizione verticale. (Walking is progression by steps so taken that unbroken contact with the ground is maintained. At each step, the advancing foot of the walker must make contact with the ground before the rear foot leaves the ground. During the period of each step when a foot is on the ground, the leg must be straightened (i.e. not bent at the knee) at least for one moment, and in particular, the supporting leg must be straight in the vertical upright position.)

Nel 1996, finalmente si arrivò alla nuova e attuale normativa che oggi chiamiamo regola 230 e che ha apportato due modifiche molto sostanziali alla norma. La prima è che la perdita di contatto dal suolo deve essere visibile all’occhio umano (eliminando quindi la possibilità di utilizzare strumenti di precisione ottica e di registrazione). La seconda è che la gamba deve essere tesa per un tempo molto più lungo che in passato e precisamente dal momento in cui il tallone prende terra fino a quando la gamba arriva sulla verticale.
Nello specifico la norma recita che “la Marcia è una progressione di passi eseguiti in modo tale che l’atleta mantenga il contatto con il terreno senza che si verifiche una perdita di contatto visibile (all’occhio umano). La gamba avanzante deve essere tesa (cioè non piegata al ginocchio) dal momento del primo contatto con il terreno sino alla posizione verticale”. (Race Walking is a progression of steps so taken that the walker makes contact with the ground, so that no visible (to the human eye) loss of contact occurs. The advancing leg shall be straightened (i.e. not bent at the knee) from the moment of first contact with the ground until the vertical upright position.)

Per il futuro, la tendenza è quella di abbandonare il solo occhio umano per affidarsi anche alla tecnologia. Nulla di nuovo relativamente al bloccaggio ma sono già in fase di sperimentazione avanzata delle solette speciali (che funzionano con un principio simile a quello del pressostato) che avrebbero la capacità di registrare in tempo reale la fase di volo (e la sua durata) dell’atleta che va eventualmente in sospensione. Sono ancora molte le problematiche da risolvere come l’individuazione della giusta soglia del rumore e la soglia (al netto del rumore) entro la quale la fase di volo viene tollerata.
Prima del 2018 avremo quindi una nuova rivoluzione normativa nella marcia…teniamoci pronti.

Diego Cacchiarelli

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