Intervista Renato Cortinovis

Abbiamo intervistato, per tutti gli appassionati del tacco-punta, Renato Cortinovis, un allenatore molto apprezzato nell’ambiente della marcia; ventisette anni di esperienza nel settore. Tre caratteristiche che lo contraddistinguono: Passione, Pazienza e Volontà. Nel futuro vorrebbe che l’ambiente ritornasse ad essere quello di una volta, dove ci si batteva per un titolo o per un posto in nazionale, senza troppo odio tra allenatori ed atleti … In certi casi bisognerebbe ritrovare il vero spirito dello sport; una celebre frase di Gabriella Dorio ci ricorda proprio questo: “Praticare uno sport non deve fondarsi sull’idea del successo, bensì sull’idea di dare il meglio di sé”

Scheda

Nome e cognome: Renato Cortinovis
Nome società: U.S. Scanzorosciate   ­­­­­­­­
Sede e luogo di allenamento: Scanzorosciate (BG)

Intervista

Da quanti anni svolge l’attività di allenatore?
Da quando avevo 30 anni, quindi sono 27 anni che alleno.

Le tre qualità indispensabili che non possono mancare ad un allenatore.
Passione, Pazienza e Volontà.

La cosa che chiede “in primis” ad un suo atleta.
La voglia di impegnarsi in quello che si fa per cercare di arrivare ad un obiettivo, grande o piccolo che sia.

È cambiata la figura dell’allenatore nel corso degli anni?
Sì, perché la metodologia di allenamento è cambiata da quando ho iniziato, anche grazie alla tecnologia. Inoltre adesso, giustamente, ci si sofferma molto anche sul piano psicologico dell’atleta.

È più difficile lavorare con atleti giovanissimi (alle prime armi) o con quelli che hanno già raggiunto importanti risultati?
Con gli atleti giovani è più semplice lavorare perché ti danno l’opportunità di crescere insieme.

Quanto incide la figura dell’allenatore sui risultati di un atleta?
Tanto, credo che senza una figura di riferimento come quella del tecnico sia più difficile raggiungere determinati risultati, soprattutto nella nostra disciplina.

Il segreto per un buon lavoro di squadra?
Il gruppo deve essere unito e lavorare in armonia, senza creare disuguaglianze tra chi è più “forte” e chi meno.

Nella sua carriera di allenatore la soddisfazione più grande?
La vincita dei titoli italiani dei miei ragazzi e le le loro presenze in nazionale. Ad iniziare dal:
1° posto di Andrea Previtali ai Campionati Italiani Allievi (Rieti 2008)
1° posto di Nicole Colombi ai Campionati Italiani Allievi (Firenze 2012).
Nel 2016 i ragazzi hanno conquistato i seguenti titoli:
1° posto di Nicole Colombi Al Campionati Italiano Promesse;
3° posto di Lidia Barcella ai Campionati Italiani Juniores;
3° posto di Massimiliano Cortinovis al Campionato Italiano Promesse;
3° posto di Chiara Cuni al Campionato Italiano Allieve.

Come vive le gare dei suoi atleti durante lo svolgimento della competizione?
Mi emoziono e mi agito, spesso devo seguirne tre o quattro in una volta e molte volte finisco anche col perdere il conto dei giri ma l’importante è essere sempre presenti a bordo pista o dietro le transenne sul percorso della gara e farsi sentire vicino a propri atleti.

Si considera un allenatore “severo” o “elastico”?
Fin troppo elastico certe volte, ma quando c’è da lavorare si lavora.

I suoi prossimi obiettivi?
Il sogno è di vedere uno dei miei atleti andare alle Olimpiadi, ma soprattutto il mio obiettivo è quello di farli appassionare alla marcia, così che un giorno potranno prendere il mio posto.

Quali sono le difficoltà più grandi che incontra un atleta che pratica la marcia?
Le difficoltà per una atleta che pratica la marcia sono l’essenza della marcia: la fatica, i chilometri, la tecnica.

Che consigli darebbe a chi ha intenzione di iniziare la marcia?
Il mio consiglio è quello, per chi vuole marciare, di innamorarsi della marcia perché è una disciplina di fatica e sudore ma che può dare soddisfazioni immense.

Un suo messaggio a chi ci segue.
Quando ho cominciato io a marciare l’ambiente era diverso, c’era più unione tra gli atleti e tra gli allenatori; purtroppo secondo me negli ultimi tempi le cose sono cambiate. Non c’è più lo spirito che ci guidava una volta, forse anche colpa dello scarso interesse che una manifestazione come i CDS di marcia dovrebbero suscitare ma che ormai non suscitano più. Spero che si possa ritornare come un tempo perché per la marcia ha bisogno di un ambiente forte e coeso per poter continuare ad essere.

Giugno 2016

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