Intervista a Mariavittoria Becchetti

La marciatrice Mariavittoria Becchetti è tra le atlete più giovani della nazionale italiana, ma ha già le idee molto chiare sulla vita e sullo sport. Per lei bisogna inseguire sempre i propri sogni e per fare questo, è disposta ad accettare le sfide che incontra sulla sua strada ed affrontarle sempre con coraggio. Come ci ricorda la nostra brava atleta è importante porsi una meta ma ancora di più godersi il “viaggio”. Da queste parole notiamo come lo sport aiuta a crescere e a maturare come persona! Speriamo che tanti altri giovani possano ispirarsi a lei ed iniziare a praticare una disciplina sportiva (noi logicamente consigliamo la marcia 😉 ); una forza aggiunta per vivere bene!

Scheda

Nome: Mariavittoria
Cognome: Becchetti
Luogo e data di nascita: Roma, 12 Dicembre 1994
Società: Atletica Studentesca Ca.Ri.Ri.
Allenatore: Franco Becchetti
Presenze in nazionale: 7
Primati personali: *

Marcia 3000m Indoor 13:18.38 Ancona 2015
Marcia 3000m Pista 15:45.42 Formia 2009
Marcia 5000m Pista 22:35.50 Rieti 2015
Marcia 10000m Pista 47:29.15 Rieti 2015
Marcia strada Km 10 M 48:39 Podebrady 2013
Marcia strada Km 20 M 1h34:01 Podebrady 2016
Marcia strada Km 35 M 3h03:01 Grosseto 2018
Marcia strada Km 50 4h40:15 Taicang 2018

Intervista

Da quanti anni pratichi la marcia?
Sette.

Chi o cosa ti ha avvicinato a questa disciplina?
Ho iniziato a praticare atletica leggera per curiosità, dato che mio padre  correva già da molti anni e corre ancora adesso, per seguirmi durante gli allenamenti. Ho provato quasi tutte le specialità, per poi scegliere la marcia, incitata dall’istruttrice , che trovava il mio gesto naturale.

Quale gara ricordi con particolare soddisfazione?
Sicuramente quella dei Campionati Europei U23 del luglio scorso, in cui ho saputo gestire tensione, fatica e la difficoltà del percorso. Inoltre arrivare tra i primi dieci piazzamenti in una gara così importante e vestendo la maglia azzurra è stata una grandissima emozione. Ricordo anche con soddisfazione la gara dei campionati italiani di Cassino, in cui sono riuscita a superare i miei limiti fisici e mentali.

Quante ore a settimana dedichi agli allenamenti?
Dipende dai periodi ma solitamente mi alleno una volta al giorno per 6 volte a settimana.

Come tutte le discipline sportive a livello agonistico, gli allenamenti comportano delle rinunce. Quale ti pesa di più?
Nulla si ottiene senza sacrifici, ma quando si è determinati a raggiungere un obiettivo, le rinunce non pesano poi molto.

Scuola e sport possono “viaggiare” insieme?
Certamente! Basta sapersi organizzare, definendo bene gli obiettivi dell’una e dell’altro.

Prima di una gara cosa pensi?
Credo che la gara sia l’occasione migliore per esprimere al massimo me stessa, quindi cerco di pensare a tutto il lavoro fatto per arrivare fin lì, ma cerco anche di rilassarmi e di ascoltare le mie sensazioni, sfruttandole al meglio.

Quale sarà il tuo prossimo obiettivo?
Il mio obiettivo è sicuramente quello di migliorare e crescere sempre di più, in ogni aspetto che caratterizza la specialità della marcia.

Quanto è importante condividere la preparazione atletica con un gruppo affiatato?
È molto importante, ma purtroppo il movimento della marcia non è così omogeneo come è quello della corsa. So che molti marciatori (compresa me) si allenano da soli e poche volte hanno l’occasione di confrontarsi con un gruppo, ma quando questo accade i miglioramente sono evidenti.

Non sempre si rimane appagati di una gara; esistono giornate “No” da dimenticare e quelle “Si” da immortalare. Tu personalmente come reagisci in queste particolare occasioni?
Sicuramente cerco di analizzare ogni gara, sia quella “no” che quella “si”, cercando di capire cosa non è andato nel primo caso e cosa invece ha fatto la differenza nel secondo. Entrambi i casi mi forniscono un aspetto da migliorare e un nuovo obiettivo, in poche parole, un nuovo punto di partenza.

C’è una figura di atleta o non a cui ti ispiri particolarmente?
Non ce n’è una in particolare, ma quest’anno sono stata molto colpita dalla lettura di un libro di Paulo Coelho: “Il Cammino di Santiago”. Qui lo scrittore esprime l’importanza di combattere “il Buon Combattimento”: “il Buon Combattimento è quello che viene intrapreso in nome dei nostri sogni”. I sogni sono il nutrimento dell’anima e dobbiamo sempre avere il coraggio di inseguirli, senza mai rimanere paralizzati dalla paura e ricordandoci che abbiamo sempre bisogno degli altri, come aiuto e stimolo per arrivare a realizzarli. È una sfida che l’uomo è nato per accettare, come testimonia, secondo l’autore, la presenza delle alte vette delle montagne: da scalare.

Un tuo messaggio a chi ci segue.
Dal mio punto di vista, ogni atleta che pratica uno sport a livello agonistico (soprattutto individuale) dovrebbe tenere bene a mente che lo sport è la massima espressione di se stessi. Quindi dovrebbe apprezzare con passione ogni aspetto dello sport che ha scelto di praticare e trovare il giusto equilibrio tra le pressioni derivanti dalla competizione e il benessere fisico e mentale che prova nel praticare la sua specialità. In altre parole, è importante porsi una meta, ma ancora di più godersi il viaggio.

Intervista rilasciata nell’agosto 2015

* Primati aggiornati al 6 maggio 2018

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